Codice QR

Storia e Cultura » Tradizioni Popolari

Le peculiarità storiche e culturali non hanno mai impedito, né poteva essere diversamente, che gli arbëreshë di Piana degli Albanesi stabilissero proficue relazioni con la cultura, la lingua, gli usi e le tradizioni popolari della Sicilia. 
Molte di queste tradizioni, riferibili a vari momenti dell’anno e della vita quotidiana, sono cadute in disuso, altre, invece, legate alle scadenze religiose che notoriamente presentano un forte carattere conservativo, hanno potuto mantenere una loro vitalità. Se ne riportano, qui di seguito, alcune delle più note.

Benedizione delle arance
Il 6 gennaio, secondo una tradizione documentata sin dal XVII secolo, i bambini sono soliti portare delle arance, legate ad un ramoscello, per farle benedire presso la fontana dei Tre Cannoli, in Piazza Vittorio Emanuele, in occasione della cerimonia della «Benedizione delle acque».

Kalivari (“Carnevale”)

Il periodo del Carnevale è compreso tra il 7 gennaio e il mercoledì delle Ceneri. 
Kalivari è, per definizione, festa trasgressiva nella quale la “normalità” viene temporaneamente accantonata per dare libero sfogo al gioco e alla creatività.
Gli arbëreshë, profondamente legati a questa ricorrenza, la festeggiano in modo particolare. Nel corso principale del paese, per l’occasione,  sono addobbate con materiale carnevalesco (festoni, luci colorate, maschere, ecc.) diverse sale da ballo dove ogni giovedì, sabato e domenica sera, le donne in maschera invitano al ballo gli uomini in attesa di essere prescelti. Motivo di spassosi equivoci, nel segno del sano divertimento, sono i frequenti travestimenti nell’uno e nell’altro sesso.  
I numerosi turisti, attratti dalle sfilate in maschera e da questo modo originale di interpretare il Carnevale, partecipano attivamente alla festa. 
Caratteristici sono i dolci (a forma sferica o schiacciata, di pasta lievitata, fritta e zuccherata) detti rispettivamente loshka e petulla, che si consumano l’ultimo lunedì del Kalivari.
 
Carnevale 

Lluminarji (“Falò di S. Giuseppe”)

La sera del 18 marzo, vigilia della festa di S. Giuseppe, in appositi spazi dei vari quartieri del paese, spesso in competizione fra loro, vengono accesi grandi falò di legna raccolta, già settimane prima della ricorrenza, da gruppi di volenterosi ragazzini. Attorno ai falò si radunano gli abitanti del quartiere che vi si intrattengono fino all’esaurimento della brace la cui carbonella, in altre epoche, veniva divisa e portata nelle case per gli usi domestici.

Vetë të kuqe (“Uova rosse”)
Cariche di simboli che richiamano la vita, la fertilità e la Resurrezione, le uova rosse, preparate per il Sabato Santo, sono mangiate dopo mezzogiorno, quando le campane riprendono a suonare mentre il profumo d’incenso inonda le case. Sono utilizzate anche per abbellire panaret, i pani di Pasqua, e vengono distribuite ai fedeli e ai turisti la Domenica di Pasqua dopo la sfilata delle donne in costume tradizionale.

danPanaret (“Pani di Pasqua”)

Panaret sono dolci tipici a forma di cesto con manico di pasta frolla decorata con piccoli fiori, uccellini e al centro le uova rosse o verdi. Le donne arbëreshe preparano i pani, ancora oggi, durante la Settimana Santa per i bambini i quali, per mangiarle aspettano il mezzogiorno del Sabato santo. Anticamente il dolce veniva portato in chiesa per essere benedetto durante una cerimonia che si svolgeva in cattedrale.

 cesto_pasquale

Ndrikulla bari (“Comari d’erba”)

Con un semplice scambio di un filo d’orzo o di grano germogliato, il 24 giugno, giorno della ricorrenza di S. Giovanni, le ragazze stabilivano legami di amicizia sincera e duratura. Secondo questa consuetudine, ancora in uso fino a pochi decenni addietro, le protagoniste dello scambio diventavano così ndrikulla bari (“comari d’erba”). 
I germogli del “commarato” erano coltivati da ragazzini che li vendevano porta a porta ripetendo la frase: Ka e çitarni Shën Janin ? (“accettate S. Giovanni?”).

Il rito di S. Giovanni e S. Pietro
Il 24 e 29 giugno, in occasione delle ricorrenze di S. Giovanni e di S. Pietro, si pratica una sorta di rito per ottenere la grazia dai santi. 
Si fa fondere in un vecchio tegame dello stagno (o della cera) e poi lo si versa in una bacinella colma d’acqua dove acquista forme svariate. A questo punto si chiede che lo stagno assuma la forma di un brezi (la cintura a placche con borchia centrale d’argento del costume tradizionale femminile), di una kurçetë (gioiello a forma di piccola croce anch’essa accessorio dello stesso costume) o delle chiavi del Paradiso (kliçet e Parrajsit). 
Il rito è accompagnato da una filastrocca:

O i Shën Jan o i Shën Pjetrë O San Giovanni  o San Pietro
buna një brezë o një kurçetë Facci un brezi o una crocetta
o nëmos kliçet e Parrajsit O altrimenti le chiavi del Paradiso
o mirë o mosgjë. O bene o nulla.

Otaret (Altarini del Corpus Domini)
In occasione della ricorrenza del Corpus Domini venivano allestiti dal vicinato di molti rioni del paese piccoli altari di varie fogge addobbati con oggetti sacri e drappi di tessuto pregiato di provenienza privata. 
Gli altari, coperti di fiori di ginestra, erano raggiunti e benedetti dai sacerdoti (papàdes) in processione.

Strangujtë (Gnocchi)
Il 14 settembre, giorno in cui si commemora l’esaltazione della  Santa Croce, in tutte le chiese si svolge una particolare cerimonia religiosa davanti a un piccolo altare su cui viene posta una croce attorno alla quale sono sistemati dei rametti di basilico che alla fine della cerimonia sono distribuiti ai fedeli. In questa giornata viene consumato dalle famiglie, un tempo sedute attorno a uno spianatoio di legno (zbrilla), un piatto tipico: gli gnocchi di farina fatti a mano e conditi con succo di pomodoro e molto basilico benedetto.

Gnocchi