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Storia e Cultura » Gastronomia

I prodotti gastronomici tipici arbëreshë si fondano su un’importante e rinomata tradizione di qualità.
Il pane (buka) di Piana è preparato con farina di grani duri locali e l’impasto, confezionato a forma prevalentemente rotonda e lievitato con metodi naturali, viene cotto negli antichi forni a legna. Può essere consumato, ancora caldo, condito con olio d’oliva (vaj ulliri) e una spolverata di pecorino oppure con ricotta fresca. Dai numerosi allevamenti locali provengono ottimi prodotti caseari – udhose e gjizë (formaggi e ricotte) – e carni di pregevole qualità, fra le quali si annovera la prelibata salsiccia di maiale, likënka, condita con sale, pepe e seme di finocchio (farë mbrai). Le qualità della salsiccia sono esaltate da un contorno di cavoletti selvatici (llapsana) fritti con aglio e olio.

Motivo di forte richiamo turistico è il cannolo, il dolce pianioto universalmente noto. Il suo segreto culinario è riposto nella cialda (shkorça) di farina, vino, strutto e sale,  che è riempita con ricotta zuccherata passata a setaccio e schegge di cioccolato. Di questo prodotto ogni anno nel periodo di Carnevale è organizzata la sagra.

Altri dolci tradizionali sono panaret (pani di Pasqua) sono dolci tipici a forma di cesto con manico di pasta frolla decorata con piccoli fiori, uccellini e al centro le uova rosse o verdi. Le donne arbëreshe preparano i pani, ancora oggi, durante la Settimana Santa per i bambini i quali, per mangiarle aspettano il mezzogiorno del Sabato santo. Anticamente il dolce veniva portato in chiesa per essere benedetto durante una cerimonia che si svolgeva in cattedrale.
 cesto_pasquale

Loshkat e petullat (dolci a forma sferica o schiacciata, di pasta lievitata, fritta e zuccherata) si consumano alla vigilia del martedì grasso di Carnevale; të plotit (buccellati), dolci dalle forme più svariate ripieni di marmellata di fico. 

La cucina pianiota non propone una grande varietà di piatti se non quelli di stretta provenienza contadina che si caratterizzano per la loro semplicità e genuinità di ingredienti.
Particolarmente ghiotti sono strangujtë, gnocchi di farina fatti a mano, conditi con succo di pomodoro (lëng) e molto basilico. Tradizionalmente questo piatto era consumato dalle famiglie sedute attorno a uno spianatoio di legno (zbrilla), il 14 settembre, giorno in cui si commemora l’esaltazione della  Santa Croce. In tutte le chiese si svolge una particolare cerimonia religiosa davanti a un piccolo altare su cui viene posta una croce attorno alla quale sono sistemati dei rametti di basilico che alla fine della cerimonia sono distribuiti ai fedeli. 

Un altro piatto denominato “milanisë”, tradizionalmente consumato il giorno di San Giuseppe e del Venerdì Santo, è una prelibata variante di un piatto siciliano celeberrimo: la pasta con finocchio selvatico, sarde e pinoli. La variante arbëreshe prevede come condimento base l’estratto di pomodoro. 

Vi sono, infine, le zuppe di legumi e verdure varie, tra cui groshët, a base di fave e ceci secchi, fagioli, lenticchie e grurët, piatto di grano bollito condito con olio d’oliva, che la tradizione impone di mangiare il giorno di Santa Lucia (13 dicembre). Una variante attuale di quest’ultimo piatto prevede l’uso del latte zuccherato o della ricotta setacciata con scaglie di cioccolato, buccia d’arancia e mandorle tritate.